E se fossi un magnifico cigno?

  • Quanto spesso ti senti non accetta da chi ti sta attorno?
  • Quanto spesso ti senti inadeguata o “non all’altezza” rispetto a qualcosa o a qualcuno?
  • Quanto spesso ti senti non capita da un gruppo di appartenenza, sia esso nel contesto familiare, personale, lavorativo o nel business?

E se fossi un magnifico cigno?

Hai presente la fiaba “Il brutto anatroccolo” (Den grimme ælling) di Hans Christian Andersen?  Questa fiaba danese, pubblicata per la prima volta l’11 novembre 1843 e in seguito inclusa nel volume di Andersen I Nuovi racconti (1844), narra di un pulcino, il risultato di un uovo di cigno finito per sbaglio nel nido di un’anatra in cova.

L’uovo del brutto anatroccolo si rompe per ultimo (questo già indica una percezione di posizione svantaggiata /inferiore rispetto agli altri). Inoltre, il pulcino non è giallo come gli altri, ma grigio e un po’ sgraziato. Così cresce incoraggiato, all’inizio, dall’amore della mamma anatra, che cerca di accettarlo nonostante le differenze rispetto agli altri pulcini anatra, ma schernito e allontanato dai suoi “fratelli” a causa del suo aspetto (ma se vogliamo anche status sociale).

L’anatroccolo, stanco di non riconoscersi e di non sentirsi accettato e amato dal gruppo (familiare, società, gruppo di pari, etc. ), scappa e rischia la vita.

Nel suo scappare e vagare cerca ciò che gli manca (amore, accettazione, senso di appartenenza). Dopo diverse “prove dolorose” (e se vogliamo iniziatiche), sopravvissuto miracolosamente, il protagonista giunge presso uno stagno dove vede nuotare un gruppo di splendidi cigni che già mostrano interesse e accettazione nei suoi confronti. Il brutto anatroccolo specchiandosi nello stagno si riconosce e si accorge di essere diventato anch’esso uno splendido cigno bianco.

Non importa che sia nato in un recinto d’anatre: l’importante è essere uscito da un uovo di cigno.  Hans Christian Andersen

Mise la testa sotto le ali, quasi vergognoso di tanti complimenti e tanta fortuna: lui che era stato per tanto tempo un brutto anatroccolo era finalmente felice e ammirato. Hans Christian Andersen

E se fossi un magnifico cigno?

La fiaba possiede molti significati e insegnamenti sul valore:
  • Il valore di sé (e autostima). La fiaba del “Brutto anatroccolo” parla di quanto sia difficile accettare, credere in se stessi e valorizzarsi nonostante tutto (essere nati per ultimi, essere goffi, strani, diversi, etc,). Allo stesso tempo però esprime quanto ascoltando se stessi ci si possa sentire completi e già riconosciuti.
  • Il valore della diversità.  La fiaba racconta quanto essere diversi possa essere motivo di dolore, di scherno e non accettazione da parte degli altri (gruppo, ambiente, cultura, etc.) di chi non è in grado di “andare oltre” (magari per mancanza di strumenti o insegnamenti). Questo non apprezzamento o accettazione da parte dell’altro porta l’individuo a cercare di eliminare o correggere “difetti” (che in realtà sono le nostre autentiche caratteristiche) pur di farci riconoscere. Fare ciò non aiuta, tutt’altro fa solamente aumentare la propria insicurezza che porta di conseguenza a farci sentire ancor di più in “mancanza”. La fiaba vuole quindi sottolineare quanto la diversità può essere anche autenticità e un vero e proprio dono.
  • Il valore del non darsi mai per vinti (della ricerca e fiducia). La fiaba mostra quanto il protagonista non si sia mai dato per vinto. Inizialmente voleva essere come gli altri, ci ha provato, pur non ottenendo soddisfazione e senso di completezza. Poi, ha dovuto abbandonare quel “campo” andando a cercare altri ambienti e esperienze per colmare un “vuoto”, un senso di “scarsità”. Nella vita personale, ma anche nel lavoro o nel business capita di volersi omologare agli altri o a date strutture di “approvazione”. Questo apparentemente ci fa sentire sicuri e accettati, ma inconsciamente tali esperienze potrebbero non corrispondere a ciò che più conta per noi, portandoci a vivere tali esperienze in modo non allineato alla nostra vera natura ed essenza. Di per sé queste esperienze non sono sbagliate, dopotutto se uno non è in grado di conoscersi e riconoscersi (come il brutto anatroccolo che in realtà non è un’anatra, ma un cigno) come fa a capire cosa veramente le o gli serve?! Cercare, tentare (e sbagliare) fa parte del processo di apprendimento e conoscenza di sé. Così facendo, senza mai arrendersi, acquisendo più forza e fiducia il brutto anatroccolo ha permesso a se stesso di giungere esattamente dove la sua anima e il suo vero sé desideravano essere.
  • Il valore dell’appartenenza. La fiaba permette di capire quanto è importante per ognuno di noi appartenere a un nucleo (sia esso familiare, lavorativo / business, etc.). L’approdo finale dell’anatroccolo nella sua comunità naturale sembra rinvigorire tutto il suo essere, colmandolo di nuove energie e di slancio vitale, in una sorta di “riappropriazione del sé” che pone l’animo in una condizione di rinascita, di gioia e di vitalità. Un senso di completezza, adeguatezza, abbondanza e allineamento. Questo valore o bisogno non è mai un errore cercarlo, pur nelle condizioni più difficili e aspre, anche rischiando ciò che si possiede (il così detto, nel gergo imprenditoriale, “pagare un prezzo”). L’appartenenza è un valore fondante del nostro stesso Essere e del vivere pienamente, quel sentirci accolti e amati.

Liberare il cigno che è nascosto dentro di sé, la propria e autentica natura ed essenza, è il presupposto per potersi accettare e rivalutare. Sentirti “diversa” dai propri coetanei o nell’ambiente nel quale vivi o lavori può solo indicarti che, forse forse, il tuo senso di “mancanza” deriva dal tuo non esserti ancora riconosciuta per ciò che sei veramente: magari un magnifico cigno.

Solo conoscendoti e riconoscendoti potrai:
  • lasciare andare le armi perché non dovrai più lottare o conquistare il tuo “posto nel mondo” perché esso già ti appartiene e saprai che anche tu appartieni già a lui;
  • guardarti con orgoglio e soddisfazione sapendo che puoi raggiungere ogni prossimo livello della tua più vera abbondanza.

Fai come il “brutto anatroccolo” che vaga e cerca, cerca e prova un luogo che più gli appartiene e allo stesso tempo scopre il suo vero sé, la sua autentica abbondanza!

PS: ricorda che in questo vagare potresti non essere sola, potresti essere accompagnata nel tuo viaggio di riscoperta; potresti accelerare processi e tempi di consapevolezza, di riallineamento e di riuscita.

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