Collaborazione o competizione?

Questo articolo è dato da un’estrazione della Abundance Letter di Settembre, la mia newsletter che infonde una magica abbondanza 🙂

Ho pensato che fosse necessario inserire in un articolo ciò in cui credo riguardo al “collaborare” e al “competere”, due facce che potrebbero essere della stessa medaglia, sfaccettature di quella che è l’abbondanza.

Due aspetti che, per chi si occupa di business, di crescita, di successo primo o poi giunge a fare i conti.

Quando collaborare? Quando competere? Cosa è giusto e cosa è sbagliato?

Nella Abundance Letter, di cui qui di seguito leggerai un estratto, condivido alcune note fondamentali di quando si accetta di aderire e/o partecipare al progetto di qualcun altro, magari un professionista che stimiamo o chissà, anche il nostro competitor e allo stesso tempo invito a guardare la competizione da un punto di vista di abbondanza, non quindi quella dettata dalla mancanza, dalla paura, dall’invidia o dal “mors tua vita mea” (morte tua, vita mia).

Collaborazione o competizione

Collaborazione e competizione, se fatte nel modo corretto portano maggior espansione, crescita e abbondanza per tutti, sottolineo tutti!

COLLABORAZIONE – due parole

Solo insieme possiamo raggiungere ciò che ciascuno di noi cerca di raggiungere. (Karl Theodor Jaspers)

Settembre è stato un mese ricco di collaborazioni, alcune che proseguiranno (qui ne trovi una fantastica 😉), altre che si limiteranno al singolo episodio.

Se sei iscritta alla mia Abundance Letter sai che ritengo la collaborazione fonte di crescita e di sostegno per chi vuole apportare un cambiamento positivo (prima partendo da se stessi e poi attraverso gli altri) nel mondo.

Sai anche che sostengo la collaborazione win-win-win (il terzo win è una mia aggiunta, in quanto ritengo di notevole importanza le terza parte, cioè l’utente o cliente finale, colui per il quale è stato creato il prodotto o servizio.)

Collaborare a sostegno di un altro progetto non è sempre una passeggiata, è sicuramente entusiasmante e divertente, ma comunque è un impegno personale oltre che professionale. È energia, tempo, a volte rischio che dedichi all’altro.

Se decidi di dire “sì” a qualcuno assicurati:

  • che puoi dare a lui o lei il giusto tempo e spazio. 
  • che l’altra parte rispetta i tuoi ideali e valori e ascolta il tuo intuito o le sensazioni di pancia, puoi anche capirlo attraverso un esercizio che trovi in questo articolo.
  • di stabilire sin da subito le varie condizioni, comprese quelle economiche, in modo da evitare eventuali equivoci o fraintendimenti (soprattutto sul lungo termine).

Se sei una professionista, o se ti appresti a diventarlo, fai un lavoro di squadra, non a discapito della stessa.

Collaborazione o competizione

COMPETIZIONE – Due parole

“Non cerco di ballare meglio di chiunque altro. Cerco solo di ballare meglio di me stesso. (Mikhail Baryshnikov)

Come sostengo la collaborazione, non abolisco la competizione. Dopotutto è anche evoluzione.

Sostengo la competizione sportiva, (o meglio il fair play = l’essere sportivi, leali), non macchiavellica, non quella del “mors tua vita mea” (morte tua, vita mia). Quella che alla fine di una “gara” ci si stringe la mano o ci si abbraccia e si stima l’altra persona, quella che conserva l’umiltà che oggi io, ma domani tu o addirittura entrambi. Non quella che speri che all’altro succeda qualcosa.

La competizione inoltre può migliorare l’ambiente nel quale agiamo o co-operiamo e alza il livello.

Alzando il livello, un po’ di conseguenza, chi lo desidera (non è obbligatorio) è in parte spinto a fare meglio o almeno ambire a questo. Come sempre non c’è giusto o sbagliato, ci sono solo punti di vista.

Naturalmente se siamo in un ambiente “mal” competitivo che non ci appartiene, o cambiamo ambiente o troviamo le nostre regole del gioco. 

Vediamo quindi la competizione (o forse meglio, l’ammirazione verso l’altro) come possibile opportunità di migliorarci. E per farlo c’è solo una cosa da fare: superare i nostri limiti, allenandoci.”

Quest’anno sono stata molto fortunata perché ho potuto collaborare con professioniste che stimo. È capitato di appoggiare progetti mettendo in secondo piano i miei perché ritengo indispensabile rispettare la mia visione di abbondanza cosmica, quella dove c’è spazio e ce n’è per tutti 🙂

Delle volte mi sono domandata se andavo ad auto-sabotarmi promuovendo il lavoro di professioniste che trattano argomenti simili ai miei, facilitando la loro riuscita a discapito della mia, ma sapevo che quel pensiero era dettato dalla paura, dalla mancanza di fiducia in me stessa, negli altri e in un progetto più grande, del quale tutti rivestiamo solo una piccola pare. Ho quindi ascoltato il mio intuito ed ho accolto a braccia aperte le varie opportunità promuovendole in modo allineato a me, dando agli altri la giusta visibilità e importanza, come se fosse il mio lavoro.

E tu, come ti senti? Più collaboratrice o competitiva? Come vivi la competizione e la collaborazione tra simili? Con paura e timore o con coraggio ed entusiasmo?

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