Collaborazione o competizione?

Questo articolo è dato da un’estrazione della Abundance Letter di Settembre 2019, la mia newsletter che infonde una magica abbondanza 🙂

Ho pensato che fosse necessario inserire in un articolo ciò in cui credo riguardo al “collaborare” e al “competere”, due facce che potrebbero essere della stessa medaglia, sfaccettature di quella che è l’abbondanza.

Due aspetti che, per chi si occupa di business, di crescita, di successo primo o poi giunge a fare i conti.

Quando collaborare? Quando competere? Cosa è giusto e cosa è sbagliato?

Nella Abundance Letter, di cui qui di seguito leggerai un estratto, condivido alcune note fondamentali di quando si accetta di aderire e/o partecipare al progetto di qualcun altro, magari un professionista che stimiamo o chissà, anche il nostro competitor e allo stesso tempo invito a guardare la competizione da un punto di vista di abbondanza, non quindi quella dettata dalla mancanza, dalla paura, dall’invidia o dal “mors tua vita mea” (morte tua, vita mia).

Collaborazione o competizione

Collaborazione e competizione, se fatte nel modo corretto portano maggior espansione, crescita e abbondanza per tutti, sottolineo tutti!

COLLABORAZIONE – due parole

Solo insieme possiamo raggiungere ciò che ciascuno di noi cerca di raggiungere. (Karl Theodor Jaspers)

Settembre è stato un mese ricco di collaborazioni, alcune che proseguiranno, altre che si limiteranno al singolo episodio.

Se sei iscritta alla mia Abundance Letter sai che ritengo la collaborazione fonte di crescita e di sostegno per chi vuole apportare un cambiamento positivo (prima partendo da se stessi e poi attraverso gli altri) nel mondo.

Sai anche che sostengo la collaborazione win-win-win (il terzo win è una mia aggiunta, in quanto ritengo di notevole importanza le terza parte, cioè l’utente o cliente finale, colui per il quale è stato creato il prodotto o servizio.)

Collaborare a sostegno di un altro progetto non è sempre una passeggiata, è sicuramente entusiasmante e divertente, ma comunque è un impegno personale oltre che professionale. È energia, tempo, a volte rischio che dedichi all’altro.

Se decidi di dire “sì” a qualcuno assicurati:

  • che puoi dare a lui o lei il giusto tempo e spazio. 
  • che l’altra parte rispetta i tuoi ideali e valori e ascolta il tuo intuito o le sensazioni di pancia, puoi anche capirlo attraverso un esercizio che trovi in questo articolo.
  • di stabilire sin da subito le varie condizioni, comprese quelle economiche, in modo da evitare eventuali equivoci o fraintendimenti (soprattutto sul lungo termine).

Se sei una professionista, o se ti appresti a diventarlo, fai un lavoro di squadra, non a discapito della stessa.

Collaborazione o competizione

COMPETIZIONE – Due parole

“Non cerco di ballare meglio di chiunque altro. Cerco solo di ballare meglio di me stesso. (Mikhail Baryshnikov)

Come sostengo la collaborazione, non abolisco la competizione. Dopotutto è anche evoluzione.

Sostengo la competizione sportiva, (o meglio il fair play = l’essere sportivi, leali), non macchiavellica, non quella del “mors tua vita mea” (morte tua, vita mia). Quella che alla fine di una “gara” ci si stringe la mano o ci si abbraccia e si stima l’altra persona, quella che conserva l’umiltà che oggi io, ma domani tu o addirittura entrambi. Non quella che speri che all’altro succeda qualcosa.

La competizione inoltre può migliorare l’ambiente nel quale agiamo o co-operiamo e alza il livello.

Alzando il livello, un po’ di conseguenza, chi lo desidera (non è obbligatorio) è in parte spinto a fare meglio o almeno ambire a questo. Come sempre non c’è giusto o sbagliato, ci sono solo punti di vista.

Naturalmente se siamo in un ambiente “mal” competitivo che non ci appartiene, o cambiamo ambiente o troviamo le nostre regole del gioco

Vediamo quindi la competizione (o forse meglio, l’ammirazione verso l’altro) come possibile opportunità di migliorarci. E per farlo c’è solo una cosa da fare: superare i nostri limiti, allenandoci.”

Quest’anno sono stata molto fortunata perché ho potuto collaborare con professioniste che stimo. È capitato di appoggiare progetti mettendo in secondo piano i miei perché ritengo indispensabile rispettare la mia visione di abbondanza cosmica, quella dove c’è spazio e ce n’è per tutti 🙂

Delle volte mi sono domandata se andavo ad auto-sabotarmi promuovendo il lavoro di professioniste che trattano argomenti simili ai miei, facilitando la loro riuscita a discapito della mia, ma sapevo che quel pensiero era dettato dalla paura, dalla mancanza di fiducia in me stessa, negli altri e in un progetto più grande, del quale tutti rivestiamo solo una piccola parte. Ho quindi ascoltato il mio intuito e ho accolto a braccia aperte le varie opportunità promuovendole in modo allineato a me, dando agli altri la giusta visibilità e importanza, come se fosse il mio lavoro.

E tu, come ti senti? Più collaboratrice o competitiva? Come vivi la competizione e la collaborazione tra simili? Con paura e timore o con coraggio ed entusiasmo?

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